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Altro che Cinecittà, questo borgo italiano sembra un set cinematografico: per tutti è la “Pompei medievale”

Ricetto di CandeloAltro che Cinecittà, questo borgo italiano sembra un set cinematografico: per tutti è la “Pompei medievale” - allhotel.it

Passeggiando tra pietre e silenzi antichi, il borgo fortificato di Candelo svela la vita contadina del Medioevo.

A pochi chilometri da Biella c’è un luogo in cui la storia non si legge, si cammina. Il Ricetto di Candelo è uno dei borghi fortificati medievali più intatti d’Europa, costruito direttamente dai contadini locali nel pieno del XIII secolo. Qui ogni muro, ogni pietra e ogni viottolo ha ancora la funzione e la voce del passato. Non ci sono ristorazioni scenografiche o ricostruzioni posticce: la struttura è autentica, viva, attraversata oggi come allora da chi conserva, lavora, organizza eventi. È questo a renderla unica. Un viaggio nel Ricetto è un salto fisico e percettivo fuori dal tempo, dove si cammina tra cantine medievali, torri difensive e vie acciottolate, osservando dettagli architettonici rari e tradizioni ancora praticate. E il 2026 si annuncia come un anno ricco di appuntamenti capaci di valorizzare ancora di più questa gemma piemontese.

Il cuore fortificato del Biellese e il senso profondo di rifugio comunitario

Il Ricetto di Candelo non fu mai un castello e nemmeno un insediamento nobiliare. La sua particolarità sta proprio nel fatto che furono i contadini del luogo a costruirlo, a proteggerlo, a renderlo funzionale. Il nome stesso – “ricetto” – significa rifugio. Era il luogo dove si portavano i raccolti, il vino, le sementi e i beni più preziosi in caso di minaccia. Le mura non servivano a tenere fuori un esercito nemico organizzato, ma bande armate, saccheggiatori, o incendi casuali. Per questo, tutto è pensato in scala umana: torri ai quattro angoli, un’unica porta sorvegliata, stradine strette che rallentano l’accesso, passaggi interni minuscoli per bloccare la diffusione del fuoco. La forma è quasi pentagonale, 13.000 metri quadrati di costruzioni in ciottoli e malta, incastrate perfettamente in uno schema regolare. L’accesso oggi è ancora lo stesso: si entra sotto una torre con due ponti levatoi, uno per i pedoni, uno per i carri.

Ricetto di Candelo

Il cuore fortificato del Biellese e il senso profondo di rifugio comunitario – allhotel.it

All’interno ci sono circa 200 celle, ciascuna composta da due vani sovrapposti: la cantina in terra battuta e il solaio areato, ideali per conservare vino e granaglie. Non erano abitazioni, ma depositi. E lo sono stati fino a pochi decenni fa, rendendo il luogo incredibilmente intatto. Ora molte di queste celle sono diventate botteghe, spazi creativi, luoghi per mostre, ma la struttura originaria è rimasta invariata. Passeggiare tra le “rue”, le vie longitudinali del borgo, è un’esperienza immersiva. Ci si muove tra pareti nude, pietre a vista, profumi di umido e legno, con scorci che non sembrano costruiti per stupire ma per resistere.

Non mancano poi i simboli del potere: il Palazzo del Principe, costruito da Sebastiano Ferrero nel Quattrocento, spicca per forma e stile rispetto agli edifici rustici. Ma resta un’eccezione in un luogo dove la vera protagonista è la collettività contadina.

Vita quotidiana tra pietre, fiori ed eventi: come visitarlo oggi (e cosa aspettarsi nel 2026)

Visitare il Ricetto di Candelo oggi significa entrare in uno dei borghi medievali meglio conservati d’Europa e al tempo stesso partecipare a una serie di eventi culturali, musicali, gastronomici che lo animano tutto l’anno. Il più atteso è sicuramente Candelo in Fiore, che si tiene ogni due anni nel mese di maggio. Il borgo si trasforma in un giardino diffuso, con allestimenti floreali realizzati da vivaisti e artisti. Le rue diventano corridoi colorati, profumati, dove il Medioevo incontra l’effimero dei petali.

Ma ci sono anche mercatini tematici (come Saperi e Sapori, dedicato all’artigianato e al cibo locale), concerti durante il Maggio Musicale, feste in costume, sbandieratori, rievocazioni storiche, fino a Il Borgo di Babbo Natale che da novembre riempie di luci, musiche e famiglie le antiche pietre. È una trasformazione continua, ma mai forzata. Il Ricetto resta sé stesso, anche sotto le decorazioni natalizie.

Chi arriva in auto può parcheggiare a pochi passi dalle mura; chi preferisce il treno trova una stazione a Candelo, collegata con Biella e Santhià. L’ingresso è gratuito quasi tutto l’anno, tranne in caso di grandi eventi. Gli orari variano, ma il fine settimana resta il momento migliore per trovare tutto aperto, compresi i punti informativi.

E poi c’è il cibo. Non si può lasciare Candelo senza aver assaggiato la Paletta, un salume tipico, o un piatto di risotto alla biellese. I formaggi locali, come la Toma, raccontano un territorio duro e fiero, che ha saputo trasformare la fatica in gusto. E i Crocanti del Ciavarin, antichi biscotti friabili, sembrano usciti da una credenza contadina del Seicento.

Chi vuole prolungare la visita può salire a Biella Piazzo con la funicolare, visitare il Santuario di Oropa o perdersi nella Riserva delle Baragge, una pianura che sembra un altro continente. Ma è il Ricetto a restare negli occhi. Un labirinto di mura, silenzi e tempo sospeso, dove non si va per vedere, ma per sentire.

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