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Il borgo dei ponti che sembra uscito da una fiaba: 180 abitanti, silenzio assoluto e panorami mozzafiato

PontbosetIl borgo dei ponti che sembra uscito da una fiaba: 180 abitanti, silenzio assoluto e panorami mozzafiato - allhotel.it

Il borgo dei ponti sospesi che ha conquistato l’Italia (e fermato il consumo di suolo)

Immerso nella natura aspra della media Valle di Champorcher, a quasi 800 metri di altitudine, Pontboset è un borgo di appena 180 abitanti che ha attirato l’attenzione nazionale. Non per un evento spettacolare, né per una trovata turistica, ma per una scelta amministrativa coraggiosa: fermare il consumo di suolo. Da qui, la sua elezione a Comune più virtuoso d’Italia nel 2025, un riconoscimento che arriva dopo anni di impegno concreto sul fronte ambientale e sociale. In un’Italia in cui lo spopolamento dei piccoli comuni e l’abbandono delle terre alte sono fenomeni diffusi, Pontboset rappresenta un’eccezione virtuosa. E non a caso.

Un modello alpino di sviluppo che valorizza storia, paesaggio e comunità

Pontboset non ha scelto la scorciatoia dell’espansione edilizia, ma ha puntato tutto sulla rigenerazione del già esistente. Il comune valdostano ha bloccato qualsiasi nuova edificazione, orientando i fondi pubblici verso la riqualificazione energetica degli immobili, la mobilità dolce e il potenziamento della rete escursionistica. Ma non solo. È stato uno dei primi centri montani ad attivare un Sistema di Gestione Ambientale EMAS, mantenuto in modo continuativo da più di dieci anni.

Pontboset

Un modello alpino di sviluppo che valorizza storia, paesaggio e comunità – allhotel.it

Il territorio è segnato da una conformazione geologica complessa, scolpita nei secoli dai torrenti Ayasse, Brenve e Manda. Proprio la necessità di attraversare questi corsi d’acqua ha generato la presenza di sei ponti storici, uno più suggestivo dell’altro, costruiti in pietra locale e integrati armoniosamente nel paesaggio. Ed è da questi ponti che il borgo prende il nome: Pontboset, cioè “i ponti di Bozet”.

A tutto questo si affianca un lavoro attento sulla coesione sociale. Ex scuole riconvertite in spazi per le famiglie, un ambulatorio ristrutturato per evitare la fuga dei residenti più anziani, incentivi per chi sceglie di restare o trasferirsi in paese. E poi eventi culturali, piccole fiere, sentieri manutenuti regolarmente: una visione concreta e lungimirante di cosa significa vivere e far vivere la montagna.

Pontboset tra antichi ponti, sentieri e santuari affacciati sul Monte Rosa

Passeggiare tra le viuzze di Pontboset è un’esperienza che richiama il passato. Le case in pietra e legno, i rascard, i tetti spioventi, l’aria densa di silenzi e odori di resina. Il cuore del borgo è la Chiesa Parrocchiale di San Grato, affacciata sulla piazzetta principale, che custodisce affreschi antichi e una rara rappresentazione di una Madonna nera. Accanto, la cappella del Gom e una rete di sentieri che si dirama verso boschi, burroni e santuari.

Uno dei luoghi più suggestivi si trova a oltre 1400 metri: è il Santuario di Retempio, dedicato a San Rocco e alla Visitazione. Ci si arriva a piedi, in due ore circa di salita. Ogni estate, il 2 luglio e il 16 agosto, la comunità si muove in processione, come avveniva nei secoli scorsi. Dal sagrato si apre una vista che abbraccia il Cervino e il massiccio del Monte Rosa, scenario naturale che incanta anche gli escursionisti più esperti.

Il percorso forse più emblematico del borgo è però quello dei “Ponti e degli Orridi”: un sentiero ad anello che attraversa sei ponti storici, alcuni del XVII secolo, e tocca l’Orrido di Ratus, gola scavata dal torrente Brenve, con cascate e pareti rocciose verticali. Tutto intorno, castagni secolari, muschi, liane, un ambiente che pare fuori dal tempo.

A pochi chilometri, parte l’accesso al Parco Naturale del Mont Avic, area protetta tra le più affascinanti della Valle d’Aosta, con laghi glaciali, boschi rari e sentieri ben segnalati. Il centro visitatori di Champorcher è punto di partenza per chi cerca cammini più lunghi o osservazioni faunistiche.

Eppure, il segreto di Pontboset è proprio questo: restare piccolo per restare vivo. Nessuna rincorsa al turismo di massa, nessun progetto invasivo. Solo paesaggio, silenzio, memoria, e una comunità che ha deciso di costruire il proprio futuro senza rinunciare a ciò che ha reso speciale il suo passato.

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