Svela nuovi dettagli grazie a studi genetici: resti umani di origini diverse raccontano secoli di misteri e antichi pellegrinaggi
Tra le vette aspre e innevate dell’Himalaya indiano, a oltre 5.000 metri di altitudine, si trova uno specchio d’acqua che cela uno dei misteri più affascinanti e inquietanti del subcontinente asiatico. Il lago glaciale Roopkund, situato nella remota regione dell’Uttarakhand, è conosciuto come il lago degli scheletri, poiché le sue rive e il suo fondale conservano da secoli i resti di centinaia di esseri umani.
Le nuove ricerche scientifiche degli ultimi anni hanno ampliato la conoscenza su questo luogo enigmatico, rivelando dettagli sorprendenti sull’identità e sul destino di quei viaggiatori sfortunati.
La scoperta e le prime ipotesi sul lago degli scheletri
Nel 1942, durante una spedizione di routine, un ranger britannico individuò per la prima volta sulle rive ghiacciate di Roopkund numerosi teschi e ossa umane. Questi resti, tra cui femori e costole, erano conservati dal freddo intenso e presentavano ancora brandelli di pelle e capelli. La successiva ispezione di un gruppo di esploratori portò al conteggio di circa duecento scheletri. Questa scoperta scosse la comunità scientifica e suscitò immediatamente molte domande: chi erano quelle persone e cosa le aveva condotte a morire in un luogo così impervio?

Il Lago Roopkund, tra i monti dell’Himalaya – (allhotel.it)
Le prime ipotesi, formulate in un contesto storico dominato dalla Seconda Guerra Mondiale, ipotizzarono si trattasse di soldati giapponesi in fuga, ma le analisi preliminari esclusero questa possibilità. Successivamente, si pensarono a cause naturali o rituali: epidemie, suicidi collettivi o eventi catastrofici come frane. Tuttavia, la mancanza di strumenti scientifici avanzati impedì per molto tempo di definire con certezza la verità.
Nel 2004, una spedizione del National Geographic realizzò un importante passo avanti: la datazione al radiocarbonio stabilì che i corpi risalivano a circa l’anno 800 d.C. Le analisi genetiche indicarono che i defunti erano originari dell’Asia meridionale, probabilmente pellegrini in cammino verso il santuario di Nanda Devi, la dea venerata in quella zona sacra. La scoperta più inquietante fu la natura delle ferite riscontrate sui teschi: profonde spaccature circolari, non compatibili con colpi di armi da taglio, ma piuttosto con impatti provocati da oggetti sferici e pesanti caduti dall’alto. Analoghe lesioni furono osservate anche su spalle e scapole, suggerendo che una violenta grandinata, con chicchi grandi come palle da baseball, avesse colpito quelle persone, uccidendole sul colpo senza lasciar loro alcuna possibilità di riparo.
Tuttavia, nel 2019 uno studio pubblicato su Nature Communications, grazie all’uso di tecnologie all’avanguardia per l’analisi del DNA antico, ha rivoluzionato questa narrazione. Gli scienziati hanno identificato tre distinti gruppi genetici tra i resti: oltre a quello sudasiatico, due ulteriori gruppi con origini molto diverse. Alcuni individui presentavano marcati tratti genetici mediterranei, provenienti da aree quali Grecia, Creta e Iran, mentre un altro gruppo mostrava ascendenze provenienti dall’Asia orientale. Questa scoperta implica che il lago Roopkund non è stato teatro di un solo evento tragico, ma di almeno tre distinti episodi mortali, avvenuti in un arco temporale di circa mille anni, dal VII secolo fino al XX secolo.
Sorge così un nuovo interrogativo: cosa spingeva uomini e donne provenienti dal Mediterraneo e dall’Asia orientale a sfidare le condizioni estreme dell’Himalaya per raggiungere il remoto lago glaciale? Le fonti storiche non offrono risposte definitive. Tra le ipotesi più accreditate si segnalano la presenza di missionari, esploratori, mercanti o forse pellegrini stranieri attratti dal fascino spirituale della regione, in particolare dal culto di Nanda Devi, la cui sacralità è riconosciuta da secoli.
Il lago degli scheletri - (allhotel.it)






