Guide

E’ l’ultima possibilità per visitare questi luoghi, presto scompariranno per sempre: i viaggi da fare subito

turismo last-chanceE' l'ultima possibilità per visitare questi luoghi, presto scompariranno per sempre: i viaggi da fare subito - allhotel.it

Cresce il fenomeno dei viaggi last‑chance, spinti dal cambiamento climatico e dalla paura di perdere per sempre paesaggi, città e patrimoni naturali in pericolo.

Negli ultimi anni, mete come Venezia, la Grande Barriera Corallina, i ghiacciai delle Alpi o le isole del Pacifico hanno iniziato ad attirare un nuovo tipo di viaggiatore. Non cercano relax, né esperienze da catalogo. Vogliono vedere con i propri occhi luoghi che rischiano di scomparire nei prossimi decenni. Questo comportamento ha preso un nome preciso: turismo last-chance, o “turismo dell’ultima occasione”. Un fenomeno osservato ormai da numerose indagini di settore e analizzato da studiosi di turismo, climatologi e urbanisti. Il motivo è evidente: l’accelerazione della crisi climatica ha reso alcuni ecosistemi e città più vulnerabili. Molti paesaggi simbolici, per via del riscaldamento globale o dello sfruttamento antropico, non saranno più gli stessi. E chi può, parte ora.

I luoghi fragili che attirano più turisti (e perché non è una buona notizia)

I dati più aggiornati dell’Organizzazione mondiale del turismo e delle agenzie ambientali confermano che mete minacciate come Spitsbergen, l’Amazzonia brasiliana, i fiordi norvegesi, le Maldive e parte del sud-est asiatico costiero sono entrate tra le destinazioni con maggiore incremento di arrivi negli ultimi tre anni. La motivazione prevalente, rilevata anche da sondaggi pubblicati su Nature e The Conversation, è la paura di non poterle più vedere. Una parte dei viaggiatori le raggiunge per motivi documentaristici o personali, per assistere a una trasformazione in atto. L’altra, invece, spinta da dinamiche più commerciali o emotive, legate ai trend.

turismo last-chance

I luoghi fragili che attirano più turisti (e perché non è una buona notizia) – allhotel.it

Ciò che accomuna entrambe le spinte è il contesto ambientale: ogni tappa, in questo tipo di turismo, è segnata dalla consapevolezza che non durerà a lungo. Alcuni visitatori raggiungono isole già evacuate in parte, altri camminano su lingue di ghiaccio che si stanno ritirando, altri ancora nuotano tra barriere coralline sbiadite. Il valore di questi viaggi aumenta proprio nella loro eccezionalità temporale.

Ma c’è un problema. Più questi luoghi diventano desiderabili, più rischiano di degradarsi. Il traffico aereo verso aree fragili produce emissioni significative, le navi da crociera aumentano la pressione su coste vulnerabili, il turismo di massa in ecosistemi delicati accelera processi già in corso. È il paradosso più evidente del turismo last-chance: il tentativo di vedere qualcosa prima che sparisca rischia di affrettarne la fine. Gli esperti parlano già di overtourism climatico, ovvero un eccesso di afflusso proprio dove la soglia di resistenza ambientale è più bassa.

Verso un turismo consapevole o verso un archivio della natura in estinzione?

Il dibattito aperto riguarda soprattutto la sostenibilità etica. Se da un lato questi viaggi possono aumentare la consapevolezza ambientale, dall’altro pongono questioni complesse. È davvero giusto raggiungere luoghi destinati a sparire sapendo che la propria presenza aggrava la loro fragilità? Il dilemma è reale, e riguarda sia i singoli che il sistema. Alcuni operatori stanno cercando di proporre modelli rigenerativi, con interventi minimi, piccoli gruppi, partnership locali, percorsi compensativi e trasparenza sulle emissioni. Ma il meccanismo di fondo resta lo stesso: più un luogo è in pericolo, più cresce la sua attrattività.

Il rischio, già segnalato da diverse organizzazioni, è che si sviluppi un nuovo tipo di consumo simbolico: fare il pieno di “ultimi scenari” prima che scompaiano. Un atteggiamento che trasforma l’urgenza ecologica in prodotto turistico. E che, nel lungo periodo, potrebbe spingere anche territori in relativa sicurezza a promuoversi come “fragili” per attrarre viaggiatori.

Alcune destinazioni stanno iniziando a regolamentare l’accesso, come Machu Picchu, l’Antartide, o zone interne della Groenlandia, ma i controlli sono ancora insufficienti. Per molti luoghi, il tempo è poco. E anche per questo, la scelta personale di chi viaggia diventa centrale. Esistono alternative più sostenibili, mete simili meno sotto pressione, percorsi più lenti. Ma tutto ruota intorno a un principio chiave: se un luogo ci commuove, va rispettato. Visto, sì, ma con attenzione.

Change privacy settings
×