La manovra 2026 impone un netto cambiamento nel panorama delle pensioni, segnando un ritorno a un sistema più rigido e selettivo.
Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di restringere le possibilità di uscita anticipata dal lavoro, con un impatto particolarmente pesante su giovani, lavoratori precoci e categorie impegnate in attività gravose o usuranti.
Questo intervento, lungi dall’essere una riforma organica, rappresenta piuttosto una stretta mirata che riallinea le regole al rigore imposto dalla riforma Fornero, mai completamente superata.
Pensioni 2026: addio alle flessibilità e aumento dell’età pensionabile
Con l’approvazione della Legge di Bilancio 2026, sono state definitivamente eliminate le principali misure di flessibilità che avevano attenuato gli effetti della riforma Fornero nei precedenti anni. Tra queste, Quota 103 e Opzione donna sono state cancellate senza alcuna alternativa equivalente.

Pensioni 2026: c’è solo un modo per lasciare prima il lavoro e i termini stanno per scadere. Tutte le news-allhotel.it
Rimane solo l’Ape sociale, una misura temporanea e selettiva rivolta a specifiche categorie fragili, come disoccupati di lungo periodo, caregiver e lavoratori in attività usuranti, ma con un impatto molto più limitato rispetto alle precedenti deroghe.
L’adeguamento alla speranza di vita, che torna a influenzare in modo deciso i requisiti pensionistici, comporterà un progressivo innalzamento dell’età pensionabile. Dal 2027, per accedere alla pensione di vecchiaia serviranno 67 anni e un mese con almeno 20 anni di contributi, mentre dal 2028 l’età minima salirà a 67 anni e tre mesi.
Parallelamente, la pensione anticipata ordinaria vedrà aumentare i requisiti contributivi: 42 anni e 11 mesi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne nel 2027, che diventeranno 43 anni e un mese e 42 anni e un mese rispettivamente nel 2028.
A queste soglie si aggiunge la cosiddetta finestra mobile di tre mesi per la pensione anticipata, ovvero il periodo di attesa tra il raggiungimento dei requisiti e l’effettiva decorrenza dell’assegno pensionistico, che allunga ulteriormente la permanenza in attività lavorativa.
Dal punto di vista degli importi, il 2026 vedrà un aumento delle pensioni in linea con l’inflazione stimata attorno all’1,4%. Tuttavia, questo adeguamento non sarà uniforme: sarà pieno solo per le pensioni fino a quattro volte il minimo, mentre per assegni più elevati la rivalutazione sarà progressivamente ridotta fino al 75%.
Il trattamento minimo pensionistico crescerà a circa 619,8 euro mensili, grazie a una maggiorazione stabilita dall’ultima manovra, un contributo modesto ma significativo per sostenere i redditi previdenziali più bassi.
Un cambiamento di rilievo riguarda anche il Trattamento di fine rapporto (Tfr) per i lavoratori dipendenti del settore privato al primo impiego: dal 1° luglio 2026, salvo esplicita opposizione entro 60 giorni, il Tfr sarà automaticamente destinato ai fondi di previdenza complementare attraverso un meccanismo di silenzio-assenso.
Questa novità segna un passo deciso verso la diffusione della previdenza integrativa obbligatoria, con potenziali effetti sul risparmio previdenziale futuro degli interessati.
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