Con un gettito che nel 2026 potrebbe superare 1,3 miliardi di euro, la tassa di soggiorno non è più una voce marginale nei bilanci comunali: è diventata una partita da miliardi che ricade interamente sulle spalle delle strutture ricettive, senza che queste ricevano alcun riconoscimento per il lavoro di riscossione che svolgono ogni giorno. Ora Confindustria Alberghi ha deciso di alzare la voce, portando la questione direttamente nel dibattito sulla Legge di Bilancio 2026 e chiedendo con forza che la riforma non venga rimandata ancora.
Un miliardo e trecento milioni di ragioni per cambiare le regole
I numeri parlano da soli. La tassa di soggiorno, introdotta in Italia come strumento a disposizione dei Comuni per finanziare interventi legati al turismo, ha conosciuto negli anni una crescita costante — in termini di diffusione geografica, di importi applicati e di gettito complessivo. La proiezione che supera 1,3 miliardi di euro per il 2026 fotografa un sistema che ha cambiato scala rispetto alle sue origini, ma che non ha mai aggiornato le regole di funzionamento in modo strutturale.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di tensione: le nuove disposizioni per il 2026 prevedono aumenti dei tetti massimi applicabili alla tassa di soggiorno e nuove norme sull’allocazione dei relativi proventi. Per il settore alberghiero, questo si traduce in una pressione crescente, sia sul piano dell’impatto economico diretto per i clienti, sia sul piano della complessità gestionale per le strutture.
Il nodo irrisolto: chi riscuote non viene compensato
Il punto centrale della battaglia di Confindustria Alberghi è uno, e vale la pena dirlo chiaramente: gli alberghi raccolgono la tassa di soggiorno per conto dei Comuni, la versano fedelmente, gestiscono eventuali contestazioni e si fanno carico di tutta la burocrazia connessa — senza ricevere alcun compenso per questa attività. Una funzione che, di fatto, equivale a quella di un esattore privato messo al servizio dell’ente pubblico, ma senza la relativa remunerazione.
→ Leggi anche: Investimenti immobiliari alberghieri: 1,1 miliardi nel primo semestre 2026, il miglior risultato mai registrato
La richiesta di un compenso per la riscossione è quindi la prima e più urgente delle istanze portate all’attenzione del legislatore. Non si tratta di un privilegio corporativo: in molti contesti europei, chi svolge funzioni di intermediazione fiscale per conto di enti pubblici riceve una quota — anche minima — a copertura dei costi amministrativi. In Italia questo meccanismo non esiste per la tassa di soggiorno, e Confindustria Alberghi chiede che venga introdotto proprio con la prossima Legge di Bilancio.
Perché la Legge di Bilancio 2026 è l’occasione giusta
La finestra della Legge di Bilancio è quella in cui si decidono le regole del gioco per l’anno successivo, e l’associazione di categoria ha scelto di muoversi in anticipo, all’inizio di novembre 2026, per portare la riforma della tassa di soggiorno tra le priorità del dibattito parlamentare. Il messaggio di Confindustria Alberghi è netto: questa riforma non può essere ulteriormente rinviata.
Il settore alberghiero italiano ha già vissuto anni di discussione su questo tema, senza che si arrivasse a un intervento normativo organico. Ogni stagione porta con sé nuove delibere comunali, nuove tariffe, nuove modalità di versamento — un patchwork regolatorio che rende la gestione della tassa di soggiorno sempre più onerosa per le strutture ricettive, in particolare per quelle di dimensioni medio-piccole che non hanno uffici amministrativi dedicati.
L’impatto concreto sulle strutture ricettive
Per capire perché il settore sia così compatto su questa richiesta, basta guardare a come funziona operativamente la riscossione. Ogni hotel, bed and breakfast o struttura extralberghiera soggetta alla tassa deve:
→ Leggi anche: Estate 2026, boom negli aeroporti italiani: 100 milioni di passeggeri in arrivo, ecco come hotel e B&B devono prepararsi
- informare il cliente dell’importo dovuto al momento del check-in o del check-out;
- riscuotere la somma separatamente rispetto al corrispettivo della prestazione;
- registrare le presenze con le relative esenzioni (minori, soggetti con disabilità, accompagnatori, residenti, ecc.);
- versare periodicamente il gettito al Comune secondo le scadenze stabilite localmente;
- conservare la documentazione per eventuali verifiche.
Ogni Comune può fissare regole proprie, il che significa che una catena alberghiera presente in più città si trova a gestire un sistema frammentato, con scadenze, importi ed esenzioni diversi da un territorio all’altro. Il costo amministrativo di questa complessità è reale, anche se difficile da quantificare in modo uniforme.
Riforma normativa: cosa chiede il settore
Oltre al compenso per la riscossione, Confindustria Alberghi punta a una riforma normativa più ampia che metta ordine in un sistema cresciuto in modo disorganico. L’obiettivo è arrivare a regole più omogenee a livello nazionale, che riducano la frammentazione e garantiscano maggiore certezza operativa alle strutture ricettive. Un quadro normativo chiaro sarebbe utile anche ai Comuni, che oggi si trovano a gestire sistemi di riscossione molto diversi tra loro.
Il tema della destinazione dei proventi è un altro nodo aperto: la tassa di soggiorno nasce con l’idea di finanziare interventi a beneficio del turismo locale, ma la verifica concreta di questo utilizzo è spesso opaca. Una riforma potrebbe introdurre meccanismi di trasparenza e rendicontazione che rendano più evidente il collegamento tra il gettito raccolto e le azioni realizzate sul territorio.
La partita è aperta, e le settimane che separano dalla chiusura del dibattito parlamentare sulla Legge di Bilancio saranno decisive. Il settore alberghiero italiano ha scelto di non aspettare: 1,3 miliardi di euro di gettito sono un argomento difficile da ignorare, e la richiesta di essere riconosciuti come attori attivi — e non semplicemente come esattori gratuiti — del sistema fiscale turistico italiano merita una risposta concreta.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
La tassa di soggiorno supera 1,3 miliardi nel 2026. Confindustria Alberghi chiede compenso riscossione e riforma nella Legge di Bilancio.






