Destinazioni

Cupramontana, la capitale del Verdicchio: ecco dove nasce il vino più amato delle Marche

Cupramontana, capitale del Verdicchio: dove nasce il vino più amato delle Marche

A 505 metri di altitudine, su un crinale che domina la Vallesina, sorge un borgo di quattro o cinquemila abitanti che ha qualcosa di raro: un titolo ufficiale legato al vino. Dal 1939, Cupramontana è riconosciuta come la Capitale del Verdicchio, e non si tratta di un’etichetta turistica inventata a tavolino. Quel riconoscimento racconta secoli di rapporto viscerale tra una comunità, un territorio collinare e un vitigno bianco che oggi figura tra i più interessanti dell’intera penisola. Se stai pianificando un viaggio enogastronomico nelle Marche, capire cosa rende il verdicchio di Cupramontana diverso dal resto è il punto di partenza giusto.

Un nome che viene da lontano: la dea Cupra e le radici del borgo

Il nome Cupramontana non è casuale. Deriva da Cupra, divinità della fertilità venerata dai Piceni, l’antico popolo italico che abitava queste terre prima della romanizzazione. Un’origine che dice già qualcosa sulla relazione profonda tra questo angolo di Marche e la terra coltivata. La fertilità non era un concetto astratto: era il grano, l’olivo, la vite. E la vite, in questa zona della Provincia di Ancona, ha sempre avuto un ruolo centrale.

La posizione geografica non è secondaria. Collocato su un rilievo collinare nella Vallesina — la valle del fiume Esino — il borgo gode di un’esposizione e di un’escursione termica che favoriscono la maturazione lenta delle uve, preservando acidità e complessità aromatica. Non è un caso che proprio qui il Verdicchio abbia trovato una delle sue espressioni più caratteristiche.

Dai monaci medievali al riconoscimento del 1939: come si è costruita una tradizione

La storia viticola di Cupramontana non comincia nel Novecento. Tra l’VIII e l’XI secolo, i monaci benedettini e camaldolesi che si insediarono in questa parte delle Marche portarono con sé una cultura agraria precisa. Furono loro a razionalizzare la coltivazione della vite, a organizzare i vigneti, a tramandare tecniche di vinificazione che altrimenti sarebbero andate disperse. È un capitolo che accomuna molte zone vitivinicole italiane, ma qui il segno lasciato da quell’attività monastica è particolarmente tangibile nella continuità della tradizione locale.

→ Leggi anche: Cinque borghi italiani dove mangiare bene è il vero motivo per visitarli: da Bra a Pienza, il dettaglio che fa la differenza

La svolta moderna arriva nella seconda metà dell’Ottocento, quando la coltivazione del Verdicchio si intensifica in modo significativo. Le colline intorno a Cupramontana si riempiono progressivamente di vigneti specializzati, e il borgo diventa un punto di riferimento per il commercio vinicolo dell’entroterra marchigiano. È questo processo che porta, nel 1939, al riconoscimento ufficiale: Cupramontana viene proclamata Capitale del Verdicchio, un titolo che ancora oggi identifica il paese in tutta la regione.

Il Verdicchio dei Castelli di Jesi: perché questo vino conta davvero

Il Verdicchio è un vitigno a bacca bianca coltivato quasi esclusivamente nelle Marche. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi — la denominazione che comprende il territorio di Cupramontana — è considerato uno dei bianchi italiani più importanti, capace di competere con le grandi etichette nazionali per struttura, longevità e identità varietale.

Il nome deriva dal colore leggermente verdognolo che caratterizza la buccia dell’acino e, talvolta, il vino stesso. Ma è il profilo organolettico a renderlo interessante: note floreali e fruttate in gioventù, una acidità vivace che lo rende particolarmente adatto all’abbinamento con il pesce — non a caso le Marche hanno una tradizione culinaria che guarda sia all’entroterra sia all’Adriatico — e una capacità di evolvere in bottiglia che sorprende chi lo conosce solo nelle versioni più immediate.

Esistono versioni base, versioni superiore e versioni riserva, con affinamenti più lunghi che restituiscono vini di maggiore complessità. Alcuni produttori della zona sperimentano anche versioni spumantizzate, che sfruttano l’acidità naturale del vitigno con risultati spesso convincenti. Per chi vuole approfondire le caratteristiche tecniche della denominazione, il portale Via dei Sancti Romualdi offre un buon punto di partenza con informazioni sul territorio.

Visitare Cupramontana: cosa aspettarsi oltre al vino

Cupramontana non è solo un pretesto enologico. Il borgo in sé ha una struttura medievale ben conservata, con il centro storico che si sviluppa attorno alla piazza principale e offre scorci sul paesaggio collinare circostante. Le colline della Vallesina cambiano aspetto con le stagioni: verdi e rigogliose in primavera, dorate durante la vendemmia autunnale, quando il borgo si anima e il profumo del mosto diventa quasi fisico nell’aria.

→ Leggi anche: Beaune, la Disneyland medievale della Borgogna con tetti colorati e vigneti a ogni angolo

Il periodo più interessante per una visita è tra settembre e ottobre, in coincidenza con la raccolta delle uve. In quel momento il territorio è vivo, le cantine sono aperte e molte realtà locali offrono la possibilità di assistere alle fasi della vinificazione. Non si tratta di eventi costruiti per i turisti, ma di un’attività produttiva reale che si può osservare da vicino.

Chi arriva in estate trova invece un borgo tranquillo, lontano dalle rotte più battute del turismo marchigiano — che tende a concentrarsi sulla costa o sui borghi più noti dell’entroterra. Questa relativa quiete è uno dei motivi per cui Cupramontana funziona bene per chi cerca un ritmo diverso, fatto di cantine, paesaggi e tavole locali piuttosto che di code e selfie.

Come arrivare e come organizzare la tappa

Cupramontana si trova nell’entroterra anconetano, a circa trenta-quaranta chilometri dal capoluogo. L’accesso più comodo è in auto, seguendo le indicazioni per la Vallesina dall’autostrada A14. Non è una destinazione facilmente raggiungibile con i soli mezzi pubblici, il che la rende più adatta a chi si muove con un mezzo proprio e sta costruendo un itinerario più ampio tra i borghi e le cantine delle Marche centrali.

Una tappa a Cupramontana si abbina naturalmente a Jesi, città d’arte a pochi chilometri, e all’itinerario più ampio del Verdicchio dei Castelli di Jesi, che tocca diversi comuni della zona. Per chi ha più giorni a disposizione, l’abbinamento con la costa — Senigallia, Ancona — o con l’entroterra maceratese completa un viaggio nelle Marche che va oltre le cartoline.

Portare a casa qualche bottiglia di verdicchio Cupramontana non è solo un souvenir: è un modo per prolungare il viaggio nel tempo, perché le versioni più strutturate reggono bene l’evoluzione in cantina e continuano a raccontare quel crinale collinare anche anni dopo la visita. E questo, in fondo, è uno dei privilegi rari del vino di territorio.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

Change privacy settings
×